Il termine dendrolatria deriva dal greco dèndron (albero) e latrèia (culto, adorazione). Indica la venerazione degli alberi come esseri sacri, depositari di forze vitali, ponti tra il mondo degli uomini e quello degli dèi.
Il culto degli alberi è uno dei più antichi e diffusi nella storia dell'umanità. In Europa, le querce erano sacre ai Celti, i boschi erano luoghi di culto per i Germani, e gli alberi cosmici — come Yggdrasil nella mitologia norrena — collegavano i vari livelli dell'universo. In tutto il bacino del Mediterraneo, i riti di primavera legati agli alberi celebravano il ritorno della vita dopo l'inverno.
Il Maggio di Accettura è una delle manifestazioni più complete e meglio conservate della dendrolatria europea: l'albero viene scelto, venerato, trasportato con sacrificio, «sposato» a un altro albero e infine innalzato come axis mundi — l'asse del mondo — al centro del paese.
Nel contesto del Maggio, il cerro (il Maggio) e l'agrifoglio (la Cima) non sono semplici alberi: sono entità cariche di significato simbolico. Il cerro, con la sua forza e la sua altezza, rappresenta la virilità, il principio maschile, il cielo. L'agrifoglio, sempreverde anche in inverno, rappresenta la resistenza, la femminilità, la terra. Il loro matrimonio è il matrimonio del cielo e della terra, del principio maschile e femminile, della forza e della grazia.