Le ipotesi sull'origine del nome «Maggio» sono numerose e affascinanti. Potrebbe derivare da major, per indicare l'albero più grande; dal mese di maggio, durante il quale questa festa si celebra frequentemente; o, come suggerisce Paolo Toschi, dal nome della dea romana Maja, simbolo del rigenerarsi della vegetazione in primavera e della fertilità della terra.
La celebrazione segue uno schema che si ritrova nei culti arborei diffusi in molte regioni europee: la scelta di un albero maschio e uno femmina, il loro trasporto, la loro unione rituale. Un pattern arcaico che testimonia la profondità delle radici di questa festa.
Studiosi come Giovanni Battista Bronzini hanno analizzato a fondo il Maggio di Accettura, riconoscendone il carattere di «unicum europeo»: mentre riti simili (alberi di maggio, maypole) esistono in tutta Europa, nessuno presenta la stessa complessità strutturale — la scelta, il taglio, il lungo trasporto con i buoi, il matrimonio tra alberi di foreste diverse, l'innalzamento, la scalata, l'abbattimento — in una sequenza rituale così articolata e carica di significato.
L'aspetto antropologico più affascinante è forse il suo carattere di rito di passaggio comunitario: ogni anno, la comunità di Accettura si misura con la natura, con la foresta, con la fatica e con il rischio, uscendone rinnovata. La festa non è uno spettacolo da guardare: è un'esperienza collettiva da vivere.