L'intreccio tra il Maggio di Accettura e il culto di San Giuliano risale al XVIII secolo. Il rito agrario pagano — la scelta e il trasporto dell'albero, il matrimonio degli alberi — esisteva da secoli prima che la comunità accetturese lo legasse alla festa del suo patrono. Ma l'assimilazione avvenne in modo così profondo da rendere oggi inseparabili i due elementi.
Nel 1725, durante una grave epidemia, gli accetturesi si affidarono alla protezione di San Giuliano. Il voto fatto al Santo — e mantenuto — trasformò una festa pagana in una celebrazione cristiana, senza cancellarne le radici antiche.
Questa sovrapposizione di strati religiosi è tipica della cultura popolare del Meridione italiano: il Cristianesimo non cancellò i riti precristiani, ma li assorbì, li reinterpretò, li riempì di nuovi significati senza svuotarli di quelli antichi. Il risultato è una festa che appartiene contemporaneamente a due orizzonti religiosi: quello della religiosità agricola e quello della devozione al Santo.
Oggi, la processione di San Giuliano il martedì di Pentecoste — con le Cente, la statua del Santo, il canto delle preghiere — si svolge mentre in piazza il Maggio si innalza lentamente verso il cielo. Due riti in uno, due tempi in uno, due comunità in una: quella degli antenati pagani e quella dei fedeli cristiani.